Uno scorcio dal passato

scritto da Paulus
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Testo: Uno scorcio dal passato
di Paulus

Il 5 ottobre 1954 Trieste è di nuovo italiana. Il Grad Miramar si specchia nel mare, frammenti delle sue facciate come incastri di un mosaico sono incise sulle onde increspate del mare sinuosamente fluttuanti, i frangenti sciabordano spumeggiando e quando sbattono sugli scogli ne riecheggiano il tonfo. Il castello residenza asburgica concepito da Massimiliano fu eretto senza indugio sul promontorio di Grignano. Il nonno traslocò trascorrendo gli ultimi anni a Trieste, facendo la spola tra la cattedrale di san Giusto e il parco della Rimembranza studiando nomi e cognomi dei caduti, quasi cesellati con dedizione patriottica sulle rocce calcaree come sono le pietre carsiche. Il nonno fu appagato e compiaciuto di rianimare le spoglie di quei combattenti rievocandone l'identità anagrafica con gesto negromantico. Secondo la notifica formale consegnata al portiere il progenitore sarebbe caduto bocconi nella tarda serata del ventisette ottobre lungo un viottolo sterrato, le braccia aggranchite sul retto dell'addome per preservare il muscolo cardiaco, si rilevò che la causa mortis fosse riconducibile ad apoplessia cerebrale e che comunque la dissezione avrebbe verosimilmente confermato. In realtà la necroscopia accertò un fulmineo infarto massivo. Mio padre si incaponì nell'abbaglio che il determinante del decesso fosse ascrivibile alla secchezza e freddezza della bora nonostante i medici lo avessero messo al corrente che la cagione fosse l'aterosclerosi forse congenita. Una nota in calce alla missiva ufficiale rilevava che la buriana aveva spettinata la candida sciolta cresputa barba e disordinato il winter coat che indossava ai primi freddi di stagione e che il bordone rinvenuto allato del cadavere sarebbe stato recapitato agli eredi se si fosse prodotta regolare istanza. "Questo legno di corniolo tenetelo da conto. Pagai un occhio della testa al rigattiere. E' bello perché naturalmente rossastro, robusto e compatto." ribadiva ogni tanto, forse solo per dire qualcosa. Celebrate le esequie mio padre mi tenne per mano. Scendemmo lemme lemme per la scarpata, tra roverelle e ginepri. Fu quello del genitore un monologo. Fui l'unico uditore, taciturno. Non mi resi conto, se si rivolgesse a me o non fosse per caso il suo un self-talking. Però occasionalmente mi stringeva i polsi che per quella presa indolenzirono; avvertii che si rivolgeva proprio a me come alla controparte che non avrebbe mai rivolto domande o chiesto delucidazioni. Furono quelle "giornate memorabili" come qualcuno le descrisse, quelle ventiquattrore di giugno corrente l'anno 1946 quando si tenne la consultazione popolare che avrebbe sancito repubblica o monarchia. L'avo si astenne
disertando le urne: avrebbe optato per l'assetto istituzionale repubblicano ma non avrebbe mai sgarbato la consorte mancata nel 1938 per insufficienza epatica acuta; non ebbero nemmeno il tempo di prendere commiato dandosi del voi come si usava. L'antenata fu fervente paladina della causa monarchica e avrebbe fulminato il consorte se nel secreto dell'urna avesse crociato lo stemma sabaudo. Il 12 giugno 1946 suo padre acquisì la giannetta di corniolo dal robivecchi Giovanni, il tredici il re di maggio espatriò salutati l'ufficiale di corazzieri e il corpo di guardia. Disceso il pendice sedemmo su una panchetta di faccia alla sponda del lago. Trangugiai un gelato di limone e panna, entrambi ammutoliti dal tramonto autunnale e dalla bruma condensata sull'altra riva del lago tormentati per l'inumazione di fresca data e rosi dalla nostalgia. Il barroccino dei gelati si allontanò con il passo della bestia da soma, noi procedemmo per la direzione opposta rincasando. Quella notte non presi sonno. Il riflesso lunare diffondeva l'ombra dell'anta del guardaroba sulla parete della cameretta. Ogni anno faccio un salto al cimitero lasciando sul vaso portafiori un crisantemo bianco. Mi avvio di primo mattino con la cannetta che mi puntella come un oggetto malfermo. E ogni anno la foto commemorativa sulla lapide incanutisce scolorendo.
Uno scorcio dal passato testo di Paulus
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